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Leuconoe
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Contents
• Note
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Traduzione della poesia
«Tu non chiedere - non è concesso sapere -
quale fine a me e quale fine a te
gli Dèi abbiano concesso, o Leuconoe, e non
consultare i calcoli babilonesi.
È meglio patire ciò che sarà.
sia che Giove ci attribuirà molti inverni
O che questo sia l'ultimo,
il quale fa infrangere le onde del mar Tirreno
sulle opposte scogliere,
tu sii saggia e filtra i vini e recidi
ogni lunga speranza che oltrepassi
il breve spazio del tempo immediato.
Mentre parliamo esso è già fuggito.
Assapora il giorno, credendo il meno
possibile nel domani»
Il tema della poesia
Il tema dell'XI ode del I libro è il famosissimo tema del mweamweqcarpe diem, cioè "cogli l'attimo", o godi il presente, o ancora vivi alla giornata. mwegCarpe è l'imperativo del verbo mwewcarpere e corrisponde al verbo italiano "carpire". Il verbo latino ha però il significato di "cogliere, staccare", e in particolare, come scrive mwfaAlfonso Traina:
«
Carpo
è, di tutti, il più nuovo e il più espressivo, dicendosi di un movimento lacerante e progressivo tra le parti e il tutto, come sfogliare una margherita o piluccare un grappolo di uva. Il fatto è l'
aetas
, il tempo maligno (
invida
) visto nella continuità della sua fuga: la parte è il
dies
, l'oggi, da spiccare giorno per giorno senza contare sul domani.»
Ma il concetto è quello di un poeta persiano (che ha più di un'affinità con Orazio), mwfwOmar Khayyam:
«Passa la vita, misteriosa carovana: rubale il suo attimo di gioia!»
A ciò tende anche un romanziere contemporaneo, mwggVittorio Saltini:
«Come strappare un po’ di gioia a questo tempo che fugge?»
La mwhqcallida iunctura ha dato un conio nuovo alla saggezza di sempre. L'ode invita a cogliere la vita nella faccia luminosa del giorno, a vivere con piacere l'ora fuggevole che passa e come dice Orazio nella XI epistola:
«Ogni ora che la divinità ti vorrà concedere felice, tu prendila con mano riconoscente e non rimandare ad un altro anno i piaceri della vita, per potere dire di essere vissuto in qualunque luogo tu sia stato. Giacché se il raziocinio e la saggezza mandano via gli affanni, e non un luogo donde si domini l'ampia distesa del mare, quelli che corrono di là dal mare mutano cielo, ma non riescono a mutare l'anima (traduzione di G.Lipparini).»
In sintesi: l'espressione "carpe diem", così tanto abusata e banalizzata in un generico "godersi la vita, senza perdere tempo", va invece necessariamente intesa in un più problematico "afferrare il tempo che fugge", evitando con saggezza le illusioni di progetti a lungo periodo. Una delle immagini che meglio può rendere il sapore semantico del verbo può ricercarsi nella capacità della fotografia di afferrare, fissandoli in un attimo, il godimento e la bellezza di una luce colta istantaneamente.
Sintesi della poesia: inizio, sviluppo e conclusione
L'ode si apre con l'invito a Leuconoe a non chiedere (perché non è concesso saperlo) quale fine gli dèi abbiano stabilito per i due innamorati. Quindi l'ode inizia con la rinuncia a sapere cosa gli dèi riservano agli uomini nel futuro; futuro che non può essere chiarificato neppure consultando gli mwigastrologi babilonesi o gli oroscopi orientali. Questa rinunzia è riaffermata subito dopo:
«È meglio patire/ accettare/, sopportare/ rassegnarsi/ a ciò che sarà.»
Questo senso di rassegnazione al destino stabilito dagli dèi percorre tutta l'opera oraziana, ma esso è presentato con un'accezione nuova alla fine dell'ode n. 24 dedicata a mwjqVirgilio per confortarlo della morte di mwjgQuintilio. Orazio dà un significato filosofico alla rassegnazione e rende tollerabile ciò che immutabile ed intollerabile:
«È duro; ma con la rassegnazione si fa più tollerabile tutto ciò che è impossibile mutare.»
(traduzione di mwkqGiuseppe Lipparini)
oppure, nella traduzione di mwkwEnzo Mandruzzato:
«È duro. Ma un poco/ solleva sopportare/ ciò che è sacro divieto non volere.»
Nel mezzo dell'ode Orazio insiste sull'incertezza del futuro: «Sia che Giove ci conceda molti inverni, o sia questo l'ultimo, che fa sbattere le onde sugli scogli del mare Tirreno». In questo crescendo di incertezza sul futuro e di coscienza della fugacità del tempo e della vita, Orazio si rivolge alla bella Leuconoe ammonendola ad essere saggia e a fare le poche cose concesse ai mortali per il godimento della loro breve esistenza: "mwlgversa il vino e recidi ogni speranza sul futuro che oltrepassi il breve spazio del tempo immediato". Il poeta invita la consorte a preoccuparsi del presente immediato, proprio poiché è impossibile (nonché inutile) per l'uomo preoccuparsi del futuro. E ad Orazio non resta altro che concludere logicamente l'ode secondo la più schietta e semplice concezione mwlwepicurea: "mwmaCogli l'attimo (il giorno) e confida il meno che puoi sul domani".
Il messaggio della poesia
Il messaggio della poesia è certamente un messaggio etico, costituito in questo caso da un invito a non sprecare la breve vita umana inutilmente, ma a viverla fino in fondo, intensamente e giorno dopo giorno. A. Traina su questo aspetto afferma:"mwmwIl moralismo di Orazio non si chiude in se stesso, la sua saggezza è comunicativa, e perciò la sua poesia, nutrita di quella saggezza, è parenetica. La parénesi civile non è che l'aspetto sociale della parenesi etica". Ma questo messaggio dell'Ode è racchiuso dentro tanti divieti che rendono positivo ed urgente il messaggio etico. L'analisi del "Carpe diem" immerso nelle raccomandazioni è pregevolmente svolta da A. Traina alle pagine 14 e 15 dell'opera già citata:"mwnaL'ode 1, 11 è ricca di performativi. Ma la maggior parte di essi è, sintatticamente o semanticamente, negativa: non indagare il futuro (ne quaesieris…), è peccato sapere (scire nefas), non tentare l'oroscopo (nec temptaris…), mwnqnon prolungare la speranza oltre il breve spazio della vita (spazio brevi/ spem longam resecem), non farti illusioni sul domani (quam minimum credula postero). mwngIl carpe diemmwnw è così serrato in un cerchio di divieti, connotati dalla sacralità di nefas mwoache ne condizionano il significato. La medesima struttura, sia pure a diverso livello, presentano gli altri carmi dei Carmina, mwoql'ode 3,8; anche l'ode 3, 29 che al verso 29 dice:"Ricordati di ben disporre del presente: il resto è come la corrente di un fiume". Il mwogcarpe diem ci appare dunque costantemente connesso col divieto complementare di pensare al domani, perché "vivere il tempo, vuol dire morirne". Per tutti questi motivi questa ode è diventata un componimento sempreverde, cioè contenente un messaggio attuale e intramontabile.
La tesi della poesia
La tesi della poesia è incentrata soprattutto sul messaggio positivo dell'ode, il "mwpqCarpe diem": vivi la giornata. Questo sunto finale non deve essere inteso nel senso grossolano grazie al quale è divenuto proverbiale, come se il suo significato fosse "godi allegramente la giornata che passa", sottintendendo all'espressione un significato edonistico o volgarmente carnale: più che altro l'invito di Orazio è quello a realizzare la propria esistenza in modo compiuto, sfruttando le occasioni che essa ci pone innanzi; non farlo, dice il poeta latino, equivarrebbe ad un peccato mortale. Egli ammonisce:"mwpgcogli la tua giornata, che ti è offerta dagli dèi come un bel fiore cadùco". mwpwVitae summa brevis: la vita può sembrare lunga, ma Orazio pensa a ciò che in essa è veramente vita, cioè gioia e piacere (la primavera più volte decantata nella sua opera). Fa' un po' il conto: è così breve la somma. E mentre noi cerchiamo di constatare questa quantità, essa già fugge. In termini più moderni si potrebbe forse dire che la tesi ivi proposta sia che ognuno deve autorealizzarsi. Ogni uomo dal più infimo al più felice cerca, ogni giorno, di realizzare se stesso, cioè di realizzare tutte le sue capacità fisiche e cognitive. La poesia è dunque una dolce esortazione a godere i piaceri immediati della vita e a ridurre drasticamente le grandi speranze e le grandi illusioni che oltrepassino il breve spazio del tempo vicino perché "mwqaLa pallida morte picchia con piede indifferente ai tuguri dei poveri e alle torri dei re. O Sestio, o uomo felice, la breve durata della vita ci vieta di concepire una luna speranza; ben presto, t'incomberà la notte, e i Mani, che non sono che favola, e la vacua dimora di Plutone, dove, come vi sarai entrato, non trarrai a sorte coi dadi il regno della mensa e non mirerai Lìcida, per cui ora tutti ardono i giovani, e presto si scalderanno le fanciulle". (liber I, ode n° IV, VV 13-20).
Fatti, personaggi, tempi e luoghi della poesia
L'ode è dedicata a Leuconoe, una delle donne amate dal poeta di mwqwVenosa. Ma l'ode è indirizzata a tutti gli uomini che vivono su questa terra, i quali devono, come detto, vivere ogni giorno e saper assimilare tutti i piaceri della vita o, come dice Orazio stesso nella IV mwraepistola inviata a mwrqTibullo: "mwrgFa conto che ogni giorno sia per te l'ultimo raggio di sole: sarà un piacere di più l'ora inattesa". E lo stesso concetto è espresso molto bene nei versi 12-15 dello stesso componimento: "mwrwE non tentare invece di scoprire / cosa accadrà, cosa sarà il domani…/ma vivi come un dono ogni giornata/ che ora, quale che sia, la sorte ci concede".
Secondo A. Trainacite-ref-1[1]: "mwtqIn Orazio il polo opposto al presente è il futuro: un futuro non sperato ma temuto, una fuga dal domani, che sull'oggi getta un'ombra di morte: non attenderti l'immortalità, te lo ripete la stagione che rapisce i giorni della nostra vita" (ode 4, 7). mwtgRapit, poi, è lo stesso verbo utilizzato nel tredicesimo mwtwepodo oraziano (mwuarapiamus): fra queste due rapine, quella che il tempo fa all'uomo e quella che l'uomo tenta di fare al tempo, si tende la drammatica temporalità di Orazio.
Analisi della forma
Il genere
Il genere della poesia è sicuramente di carattere lirico, perché il poeta esprime i suoi sentimenti e in parte la sua mwvaweltanschauung, ma è anche di genere formale, perché Orazio opera una precisa e attenta scelta dei termini da utilizzare; è, infine, una poesia sociale e conativa, poiché segue il modello parenetico, cioè esortativo ed ammonitivo
La metrica
Il verso impiegato è l'mwvwasclepiadeo maggiore, che corrisponde a un asclepiadeo minore con un mwwacoriambo inserito dopo il primo membro: questo, isolato da due mwwqtmesi (che sono di solito anche mwwgdieresi), è rappresentato da una sola parola (mwwwLeuconoe, mwxadebilitat) da due termini bisillabi (mwxqscire nefas, mwxgvina liques) o da un monosillabo seguito da un trisillabo (mwxwut melius, mwyaseu tribuit).
Le figure retoriche
Le figure retoriche della poesia sono: l'inversione, l'allitterazione e la mwywcallida iunctura, cioè un'insolita associazione di parole, creatrice di nuove analogie.
Il tono emotivo della poesia
La poesia esprime una forza positiva dovuta al messaggio del "Carpe Diem", ma ha anche un tono elegiaco e mesto dovuto al messaggio della rassegnazione e della fugacità del tempo che la poesia afferma. Il tono emotivo della poesia è soffuso da una velata melanconia, dovuta al concetto del tempo che fugge via, "un tempo che inghiotte tutto, tranne la fama del poeta". A Traina afferma:"mwzgLa malinconia è il prezzo che la poesia di Orazio paga alla sua saggezza" e poco oltre scrive: "mwzwE perciò la corda più autentica della sua lira non è la gioia del possesso, ma la malinconia della rinunzia".
Il linguaggio poetico (o lexis )
Il linguaggio poetico della poesia è ricercato e raffinato, nel perfetto stile oraziano dei mwawCarmina. Dal mwbasermo cotidianus, il linguaggio discorsivo impiegato nelle mwbqSatire, passiamo infatti ad un'opera maggiormente attenta ai preziosismi stilistici tipici della poesia alessandrina che tanta influenza aveva avuto sul giovane Orazio.
La sintassi
Note
Bibliografia
• Edizione BUR, Biblioteca Universale Rizzoli, 1985 edizione riveduta e corretta, ottobre 1999